domenica 25 marzo 2012

Pillole Sparse

Come sempre torno a leggere i frutti di fulminei attacchi di buona volontà, svaniti dopo pochi giorni.
Dopo mesi torno ad aprire queste pagine disperse per la rete e mi chiedo come fare a rendere questo gioco meno astratto e più avvincente. Mi rendo conto di scrivere queste poche righe a me stesso, ma sto la a riflettere sul modo migliore per metterle nero su bianco, come se ci fosse un eterno scrutatore che mi giudica dall'alto con occhio vigile. Faccio attenzione agli errori di ortografia come fossero pugnalate nel fegato. Torno indietro, rileggo, correggo. Poi arrivo alla fine, e mi chiedo quale sia il punto. Mi rendo conto che ogni volta premo invio e pubblico qualcosa di cui io stesso mi dimenticherò presto.
Invio.

giovedì 6 ottobre 2011

Non impariamo mai

Ammiro chi pensa di poter cambiare le cose, intendo le grandi cose. Io mi illudo di poter semplicemente cambiare qualcosa nel microcosmo in cui vivo, e tante volte mi rendo conto che qualcosa di incredibile può accadere semplicemente tra due persone che conversano al bar, che non condividono nulla se non un casuale incontro e poche parole catturate in una conversazioni tra amici. Culture diverse, idee diverse, pensieri diversi, età diverse, interessi diversi, vite diverse, ma molte più cose in comune che con una persona con cui magari si condividono contesto culturale, luogo di nascita, età e con cui ci si è visti tutti i giorni per diversi anni, sebbene senza mai condividere molto più di un timido saluto la mattina.
Oggi ho incontrato casualmente un gruppo di amici, e mi sono aggregato a loro per una birra a San Lorenzo, patria degli universitari de La Sapienza. Dopo il consueto cazzeggio, si è arrivati a toccare anche discorsi più impegnativi, che al solito hanno dimostrato la sostanziale individualità di ciascuno, sebbene ognuno di noi possa dirsi convinto di appartenere ad una matrice di pensiero in ultima analisi simile agli altri astanti. Per farla breve: “se stavamo a menà”.
Io sostenevo che la politica fosse necessariamente compromesso e che dunque l’ideale duro e puro dovesse inevitabilmente sbriciolarsi dinnanzi alla mediazione con le altre persone, anche quelle col pensiero più affine al nostro. Ed è questa riflessione che mi spinge a pensare che non si debba credere in un ideale, che in un certo senso non è altro che un concetto vuoto, ma nelle persone in carne ed ossa. Che non si debba lottare e morire per l’Idea (con la I maiuscola), per una fantasia utopistica, ma per le persone che ci sono qui ed ora, di cui tante volte ci dimentichiamo per abbracciare un sogno di gloria chissàddove e chissàqquando. Però non riuscivo ad esprimere questi concetti con delle parole che non ne travisassero il significato, ed è qui che è entrato in campo un ragazzo seduto al tavolo accanto al nostro, che aveva inavvertitamente sentito alcuni stralci della nostra discussione. “Il compromesso non è male in sé, fintanto che non diventa compromettente”. Zac! In poche parole aveva espresso tutto quello che io avevo cercato di dire in un fiume di balbettii più o meno banali. La  politica non è altro che un gruppo di persone che si incontrano di tanto in tanto (con molta amarezza bisogna constatare che nel parlamento  italiano è così per davvero), e prendono delle decisioni. Necessario in un gruppo di quattro o cinque persone che vanno in vacanza insieme, figuriamoci per un’intera nazione. Insieme si stabiliscono le linee guida, che dovrebbero cercare di andare incontro un po’ a tutti, e poi si fa cassa comune (con qualche - molte - eccezioni). Tutti potevamo finalmente concordare almeno su questo punto: il problema non è il compromesso, ma la compromissione della propria integrità.
Nel corso della conversazione che è seguita, ho avuto modo di constatare che di cose in comune con quel ragazzo ne avevo di fatto abbastanza poche, a partire dalla nazionalità: lui è palestinese. Ma avevo sicuramente molto più da condividere con quel ragazzo palestinese appena incontrato, che con il compagno di scuola di alcuni anni fa, che sulla sua pagina di face book oggi ha condiviso questo


mercoledì 5 ottobre 2011

Bavaglio, bavaglino, bavaglietto

In realtà non c’è molto da dire. Anche Wikipedia chiude i battenti. O meglio: sull’onda della protesta di Nonciclpedia - che nel frattempo ha riaperto – l’enciclopedia libera - cheforsenonsaràpiùcosìlibera - apre la sua protesta in un modo sicuramente assai più formale degli sberleffi con cui l’enciclopedia satirica si è presa gioco dei piagnistei di V.R., e contro un nemico assai più potente e pericoloso di uno strimpellatore permaloso.  
La pagina che viene visualizzata da chiunque cerchi di entrare su una qualsiasi voce di Wikipedia italiana, presenta un comunicato che descrive i sostanziali pericoli in cui incorrerebbe wikipedia (nonché qualsiasi pagina web che voglia parlare di qualcuno in carne ed ossa) se fosse approvato in parlamento il DDL intercettazioni.
 Questo disegno di legge, prevederebbe infatti l’imposizione per qualsiasi pagina on line (“per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” come recita il DDL), di rettificare entro 24 ore dalla richiesta della parte che si suppone lesa, senza l’intervento di terzi (giudici, o comunque un autorità che garantisca un minimo di correttezza nel processo). Vale a dire che se io mi chiamo per uno strano caso GianSilvio e leggo sulla pagina web di pinco pallino “quel porco di GianSilvio si scopa le minorenni”, posso imporre a pinco pallino di cambiare la suddetta frase con “quel sant’uomo di GianSilvio fa opere di carità nei confronti delle poveri minorenni misconosciute da nonno Mubarak, sottraendole ad un atroce destino di droga e prostituzione”.

"Liberi da che cosa?"

La rettifica di Vasco alla bufera di proteste scatenatasi in seguito alla chiusura di Nonciclopedia, termina con la frase “Libertà di stampa non è libertà di offendere”.
Eppure quando sento quella voce roca cianciare banalità mascherate da trovate brillanti; quando vedo il personaggio ammantarsi di quell’alone di mistero e trasgressione, di quell’aura da uomo dannato e anti convenzionale, laddove lo scopo ultimo è in realtà incarnare la convenzione “dell’artista” che fa strappare i capelli alle ragazzine urlanti, e diventare la personificazione in carne ed ossa del clichè stesso; quando penso all’individuo quello che penso sono semplicemente le parole di disprezzo che sto scrivendo. Non sono le prese per il culo che nonciclopedia dedicava al “cantante”, che certo non avevano lo scopo di diffamare, ma semplicemente di far ridere, o al massimo di deridere un po’ un personaggio tronfio e pieno di sé. No, le mie sono parole di puro e semplice disprezzo, e in un paese libero e civile dovrei sentirmi libero di poterle esprimere senza rischiare di dover contribuire al prossimo yacht del personaggio famoso (e ricco) di turno.
E mentre il numero di persone sulla pagina di facebook “salviamo nonciclopedia” aumenta ogni momento, sulla pagina di Vasco cercano di correre ai ripari e difendono il “musicista” con un ulteriore rettifica direttamente dall’avvocato di Rossi: “Le precisazioni dell'avvocato”. C’è qualche passaggio su cui vale la pena porre l’attenzione
L'Artista ha sempre richiesto alla Community non l'intera rimozione del
sito, bensì esclusivamente la rimozione della pagina a lui dedicata,
La chiusura di Nonciclopedia è evidentemente un gesto di protesta, direi sacrosanto in un periodo in cui si cerca di imbavagliare chiunque metta bocca sui potenti, ricchi e/o famosi.
e non per via del contenuto satirico (del tutto assente) ma per la presenza di
contenuti offensivi, diffamatori e non veritieri.
La pagina di nonciclopedia su Benedetto XVI esordisce così: “Questa pagina offende il Signore ed i suoi seguaci! Smetti di leggerla, o sarai scomunicato, arso vivo e messo sotto sale per compiacere il Signore.” e prosegue con una serie di immagini, frasi e descrizioni tutt’altro che lusinghiere, ma soprattutto direi non veritiere!! Forse abbiamo un nuovo unto del signore, rendiamo tutti onore a San Vasco, che poverino fa tanto il duro, quello che “chi se ne frega”, ma si è sentito offeso dalle scemenze dell’utente medio di Nonciclopedia, un “quindicenne occhialuto”, come lo definisce la stessa Nonciclopedia.

Le precisazioni dell’avvocato proseguono quindi con la sua ricostruzione dei fatti (consiglio confronto fra le due ricostruzioni, poi ognuno si faccia la sua opinione in merito), per poi arrivare ad una vera  e propria chicca: il messaggio attualmente pubblicato dagli amministratori sull'homepage, ed il cui contenuto è ben lontano dalla realtà dei fatti come sopra messo in luce, ha scatenato una serie di insulti del
tutto ingiustificati.
Il messaggio riportato su nonciclopedia è il seguente:
  • 1 febbraio 2010, ore 12:00: l'avvocato avvisa Vasco dell'esistenza della pagina su Nonciclopedia.
  • 1 febbraio 2010, ore 12:03: l'avvocato spiega a Vasco cos'è Nonciclopedia.
  • 1 febbraio 2010, ore 12:07: l'avvocato spiega a Vasco cos'è internet.
  • 1 febbraio 2010, ore 12:12: l'avvocato risponde a Vasco che "no, non ho da accendere".
  • 1 febbraio 2010, ore 12:13: l'avvocato spiega a Vasco cos'è un computer.
  • 1 febbraio 2010, ore 12:15: l'avvocato la prende alla lontana e comincia da:
    • 4 000 a.C.: l'uomo inventa la scrittura.
  • 1 febbraio 2010, ore 19:00: Vasco e l'avvocato sono ancora al telefono.
  • 1 febbraio 2010, ore 19:02: l'avvocato, stanco della situazione, chiude la conversazione dicendo che se le vede lui.
Il commento dell’avvocato dà da pensare che il testo riportato sull’enciclopedia satirica in realtà non sia poi così lontano dalla realtà, e da inoltre una misura di quali potessero essere le orribili e insopportabili offese al “cantautore”.
A proposito degli insulti ingiustificati Nonciclopedia risponde con un’affermazione che non condivido: “Abbiamo letto molte cose interessanti, alcune spiacevoli da cui ci dissociamo (insultare le persone non è giustificabile), e altre totalmente assurde”
Non è giustificabile da chi? In base a cosa? Ed è perseguibile?
Il reato di opinione è un assurdità, sotto qualunque forma.
Criticare è un diritto, insultare è un diritto, offendere è un diritto, disprezzare è un diritto, ed esprimere il proprio disprezzo lo è altrettanto. E se insultare e offendere sono di cattivo gusto (ed effettivamente spesso lo è di cattivo gusto), ebbene, anche il cattivo gusto è un diritto. Parlare, scrivere, comunicare, condividere, devono essere diritti intangibili. L’unico modo per contrastarli deve essere con lo stesso strumento: con la dialettica, mai per nessun motivo con la repressione. Altrimenti si finirà veramente per legittimare il Partito dell'Amore che accusa i "Brigatisti dell'Odio" di essere i mandanti morali (vedere dal minuto 6 al 12) di chissàcheccosa, laddove i due minuti d'odio di Orwelliana memoria sono semmai quelli di chi cerca un capro espiatorio e lo trova nelle toghe rosse.
Per concludere, una citazione un po’ banale e scontata, ma sempre attuale: “Non condivido la tua opinione, ma darei la vita perché tu possa esprimerla”.

domenica 2 ottobre 2011

Obecalp


Come tutte le altre volte, mi ritrovo davanti a uno schermo/foglio/tovagliolo/pezzodicarta bianco, con la domanda fissa in testa "e ora che cosa dovrei scrivere? Cosa dovrei comunicare al mondo?" e chiaramente nessuna illuminazione che mi aiuti a rispondere a questa domanda. Ho già alle spalle un paio di tentativi abortiti di iniziare un blog, e molte cose scritte invece per essere assaporate esclusivamente dai miei occhi impietosi, e da quelli di pochi altri. Eppure continuo a pensare, mi dico che dovrei permettere agli altri di leggere quello che scrivo. Mi ripeto che se non è altruistico costringere terzi a leggere riflessioni che rischiano di essere banali, scontate e peggio ancora orribilmente noiose, sicuramente tenerle esclusivamente per se è ancora più egoistico. Tutto sommato rischia anche di esserci qualche piccola perla di saggezza (spicciola?), nelle riflessioni di chiunque. E se qualcuno vuole sottoporsi a questa “medicina”, che rischia di essere più amara che benefica, perché impedirglielo?
Però la domanda rimane: ma io di cosa voglio parlare? La verità è che vorrei parlare di tutto. A rischio di essere dispersivo, vorrei semplicemente condividere qualche pensiero, qualche idea, qualche riflessione. L’alternativa sarebbe un blog specialistico sull’ornitologia.
No, non sono un ornitologo, ma mi piaceva inserirci questa parola, mi piaceva il suono. Sono uno studente di medicina. Anche se Nicholson in Terapia d’Urto, mi obietterebbe che questo non risponde alla domanda “chi sei?” quanto piuttosto “cosa fai?”.
Non mi dilungherò quindi a descrivere la mia personalità, o a cercare di rispondere a una domanda che posta in questi termini, non credo abbia effettivamente una risposta definita.  Credo semplicemente che chi mi conosce possa avere un suo particolare giudizio di chi sono, e che chi mi vorrà conoscere, se ne farà a sua volta uno. E anche qua preferisco fermarmi prima di diventare il Pirandello dei poveri.
In definitiva,  mi piacerebbe che le cose che scrivo, possano essere una pillola che lenisca qualche piccola sofferenza (mia e di chi mi legge), una pillola dolce, una pillola di zucchero, un PLACEBO.